Il disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline è un disturbo di personalità le cui caratteristiche essenziali includono impulsività e instabilità nei comportamenti, nelle relazioni interpersonali, nell’immagine di sé, nell’identità e nel comportamento. Può essere presente: ira incontrollabile e depressione. Tali comportamenti sono presenti fin dall’adolescenza e si manifestano attraverso una varietà di situazioni e contesti. Altri sintomi solitamente includono intensi timori di abbandono, rabbia estrema e irritabilità, la ragione per la quale gli altri hanno difficoltà a comprendere.  Le persone che hanno questo disturbo fanno fatica a  stabilire rapporti di amicizia, affetto o amore stabili nel tempo,  vivono con estrema intensità i loro rapporti che quasi sempre  falliscono o risultano emotivamente distruttivi. Le persone affette da questo disturbo  trascinano gli altri, familiari e partners in un vortice di emotività,  dal quale spesso è difficile uscire. Questi soggetti, infatti, sperimentano emozioni intense e devastanti e le manifestano in modo molto drammatico. Proiettano spesso le loro inadempienze sugli altri, sembrano vittime degli altri quando ne sono spesso i carnefici e si comportano in modo diverso nel giro di qualche minuto o ora.

Definizione

L’idea originaria era riferita a pazienti con personalità che funzionano “al limite” della psicosi pur non giungendo agli estremi delle vere psicosi (come ad esempio la schizofrenia). Il disturbo borderline di personalità è definito oggi come disturbo caratterizzato da vissuto emozionale eccessivo e variabile e da instabilità riguardanti l’identità dell’individuo. Uno dei sintomi principali è la paura dell’abbandono. I soggetti borderline tendono a soffrire di crolli della fiducia in se stessi e dell’umore, ed allora cadere in comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle loro relazioni interpersonali. Alcuni soggetti possono soffrire di momenti depressivi acuti anche estremamente brevi, ad esempio pochissime ore. C’è la tendenza all’oscillazione del giudizio tra polarità opposte, cioè un pensiero in “bianco o nero”, oppure alla “separazione” cognitiva (“sentire” o credere che una cosa o una situazione si debba classificare solo tra possibilità opposte; ad esempio la classificazione “amico” o “nemico”, “amore” o “odio”, etc.). Un’altra caratteristica dei pazienti con disturbo borderline è, inoltre, una generale instabilità esistenziale: la loro vita è caratterizzata da relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, e questo provoca effetti molto gravi come “crolli” nella vita lavorativa e di relazione dell’individuo.

Quando e come si manifesta

Il disturbo borderline di personalità compare nell’adolescenza e concettualmente ha aspetti in comune con le comuni crisi di identità e di umore che caratterizzano il passaggio all’età adulta, ma avviene su una scala maggiore, estesa e prolungata determinando un funzionamento che interessa totalmente anche la personalità adulta dell’individuo. Il disturbo borderline di personalità è molto spesso associato a eventi traumatici subiti nell’infanzia, quali abusi sessuali o fisici.

I sintomi più distintivi di questa condizione sono:

  • una marcata sensibilità all’ostracismo
  • ricorrenti paure di un possibile abbandono

Nel complesso, le caratteristiche del disturbo comprendono sensibilità insolitamente intensa nel rapporto con gli altri, difficoltà nel regolare le emozioni e impulsività. Altri sintomi possono includere una insicurezza nella propria identità personale, nella morale e nei valori; possono riscontrarsi pensieri paranoici e dissociazione in condizioni di forte stress.

Paura dell’abbandono

Le persone con disturbo borderline hanno sviluppato nel corso della propria storia un concetto di sé in quanto esseri indegni, cattivi, difettosi e si aspettano che, nel momento in cui gli altri si saranno accorti di questa loro indegnità, inevitabilmente li abbandoneranno. Ai loro occhi ogni allontanamento, ogni assenza, ogni  distacco temporaneo e anche le piccole divergenze quotidiane rappresentano un potenziale pericolo che quello che loro si aspettano, ovvero di essere abbandonati, stia per accadere. L’abbandono confermerebbe la loro credenza di essere indegni e non meritevoli di essere amati. Per questo motivo, i pazienti borderline cercano di evitare con tutte le forze di essere abbandonati e lo fanno adottando comportamenti spesso eccessivi, drammatici, esasperati. L’abbandono li farebbe precipitare nella disperazione, quella disperazione di chi teme che la sua paura più profonda, ovvero quella di non poter essere amato in quanto cattivo, difettoso e indegno, abbia un fondamento.

Emozioni

Le persone con disturbo borderline sono in grado di provare emozioni più facilmente, più profondamente e più a lungo di altri. Inoltre, le emozioni possono ripetutamente tornare e persistono a lungo. Di conseguenza, può essere necessario più tempo del normale per tornare ad una stabile base emotiva a seguito di una intensa esperienza. Le persone con disturbo borderline sono spesso eccezionalmente entusiaste, idealiste, gioiose e con voglia di amare. Tuttavia, possono sentirsi sopraffatti dalle emozioni negative (“ansia, depressione, senso di colpa/vergogna, paura, rabbia, ecc.”), sperimentando un intenso dolore e tristezza, vergogna, umiliazione invece di un leggero imbarazzo, rabbia invece di fastidio e panico invece di nervosismo. Le persone con disturbo borderline sono anche particolarmente sensibili ai sentimenti di rifiuto, alla critica, all’isolamento e alla percezione di un fallimento. Prima di imparare altri meccanismi di coping, i loro sforzi per gestire o fuggire dalle loro emozioni negative possono portare ad autolesionismo o comportamenti suicidari. Essi sono spesso consapevoli dell’intensità delle loro reazioni emotive negative e, dal momento che non sono in grado di regolarle, le reprimono completamente. Questo può essere dannoso per le persone con disturbo borderline, dal momento che le emozioni negative possono allertarle alla presenza di una situazione problematica e prepararli per affrontarla.

Mentre le persone con disturbo borderline percepiscono gioia intensa, sono particolarmente inclini a disforia, depressione e/o sensazioni di disagio mentale ed emotivo. Si riconoscono quattro categorie di disforia che sono tipiche di questa condizione:

  • emozioni estreme,
  • distruttività o di auto-distruttività,
  • sensazione frammentate o prive di identità,
  • sentimenti di vittimizzazione.

All’interno di queste categorie, una diagnosi di disturbo borderline è fortemente associata con una combinazione di tre stati specifici: sentirsi traditi, sensazione di farsi male e sentirsi fuori controllo.

Il disturbo borderline  è caratterizzato da una disregolazione emotiva pervasiva e da oscillazioni dell’umore dipendenti dal contesto, in particolare dall’andamento delle  relazioni interpersonali.

Problemi con la rabbia

Essere “emotivamente disregolati” vuol dire non riuscire a tollerare e modulare le proprie emozioni. A volte, queste persone non sono nemmeno in grado di riconoscere le proprie emozioni.  È come se avessero imparato ad evitare gli stimoli emotivi negativi, sviluppando, per così dire, una sorta di “fobia delle emozioni negative”. Nel tentativo di controllare i propri picchi emotivi,  ricorrono all’azione impulsivamente,  agiscono senza riflettere. L’impulsività si può esprimere con esplosioni di rabbia e litigi anche molto violenti.

Comportamento

E’ frequente che manifestino un comportamento impulsivo come:

  • l’abuso di sostanze o di alcool
  • disturbi alimentari
  • rapporti sessuali non protetti o sesso indiscriminato con partner multipli
  • spese avventate
  • guida spericolata

I comportamenti impulsivi potrebbero includere anche l’abbandono del posto di lavoro, o delle relazioni affettive, la fuga e l’autolesionismo. Le persone con un disturbo borderline agiscono impulsivamente, poiché ciò fornisce loro un immediato sollievo dal loro dolore emotivo. Tuttavia, nel lungo periodo, queste persone incorrono in un aumento del dolore per via della vergogna e del senso di colpa che seguono tali azioni. Un ciclo inizia spesso quando le persone con disturbo borderline sentono dolore emotivo, assumono un comportamento impulsivo per alleviare questo dolore, provano vergogna e senso di colpa per le loro azioni, percepiscono un maggior dolore emotivo in seguito alla vergogna e al senso di colpa e, infine, per sperimentare stimoli più forti intraprendono comportamenti impulsivi per alleviare il nuovo dolore. Col passare del tempo, il comportamento impulsivo può diventare una risposta automatica al dolore emotivo.

Autolesionismo e suicidio

Comportamenti autolesionistici o suicidiari sono uno dei criteri diagnostici di base contenuti nel DSM IV-TR. La gestione e il recupero da questi comportamenti può essere complesso e impegnativo. Il rischio di suicidio tra le persone con disturbo borderline è tra il 3% e il 10%. Vi sono prove che suggeriscono che gli uomini con diagnosi di disturbo borderline abbiano circa il doppio di probabilità in più di commettere un suicidio rispetto alle donne con la medesima diagnosi. Vi sono anche prove che molti suicidi avvengano in persone che avevano la condizione ma che non era stata ancora diagnosticata.

L’autolesionismo è comune e può avvenire con o senza l’intento suicidiario. Le ragioni per cui si assumono comportamenti autolesionistici non suicidiari includono il desiderio di espiremere la rabbia, di infliggersi una auto-punizione e/o di distrarre sé stessi dal dolore emotivo o dalle circostanze difficili. Al contrario, i tentativi di suicidio riflettono in genere una convinzione che gli altri staranno meglio in seguito al suicidio. Sia il suicidio che l’autolesionismo non suicida sono una risposta alla sensazione di emozioni negative.

L’abuso sessuale può essere un particolare fattore scatenante per il comportamento suicidiario negli adolescenti con tendenze borderline.

Accade spesso che i pazienti borderline tentino il suicidio, pensino al suicidio o siano convinti che il suicidio sia la migliore soluzione ai propri problemi. Questo accade perché, ai loro occhi, la loro vita è realmente intollerabile. Attraversano crisi dolorosissime, sono molto più vulnerabili ad esperienze stressanti, vivono relazioni spesso problematiche, sono sottoposti a situazioni  lavorative insopportabili e tutte queste cose insieme sono davvero troppe perché possano trovare un senso alla propria esistenza.  Dunque l’idea di potersi togliere la vita, per queste persone, rappresenta una sorta di “via d’uscita”, un sollievo da stati emotivi negativi molto intensi. Inoltre, atti autolesivi e minacce di suicidio spesso comprensibilmente generano risposte di sostegno da parte di chi sta vicino al soggetto e questo spesso ha l’effetto di contenere il  suo malessere.

Relazioni interpersonali

Le persone con disturbo borderline possono essere molto sensibili a come vengono trattati dagli altri, provando una gioia intensa e gratitudine quando percepiscono espressioni di gentilezza e una tristezza intensa o rabbia alle critiche o alla percezione di una ostilità. I loro sentimenti verso gli altri spesso si spostano dall’ammirazione, dall’amore alla rabbia o all’antipatia dopo una delusione o una perdita di stima agli occhi di qualcuno che apprezzano. Questo fenomeno, a volte chiamato scissione, comprende un passaggio dalla idealizzazione degli altri alla loro svalutazione. In combinazione con disturbi dell’umore, l’idealizzazione e la svalutazione possono minare i rapporti con la famiglia, con gli amici e con i colleghi di lavoro. Nonostante desiderino fortemente l’intimità, le persone con disturbo borderline tendono verso modelli di attaccamento insicuri, ambivalenti o con forti timori nei rapporti e spesso vedono il mondo come pericoloso e malevolo. Per allacciare e mantenere relazioni affettive significative è necessario possedere uno stabile senso della propria identità e la capacità di esprimere spontaneamente le proprie emozioni. I rapporti interpersonali richiedono anche la capacità di autoregolare le proprie risposte emotive in maniera appropriata, di controllare i comportamenti impulsivi e di tollerare, entro certi limiti, le situazioni che generano stati di disagio. In mancanza di queste capacità il paziente borderline manifesta comprensibili difficoltà nei rapporti interpersonali. In particolare, la sua incapacità di contenere la rabbia, nonché di limitarne le espressioni manifeste, gli preclude ogni possibilità di mantenere rapporti affettivi stabili (Linehan, 2001). Capita molto di frequente che le persone più vicine ai pazienti borderline, di fronte alle espressioni emotive esasperate, violente del proprio familiare, oscillino in maniera inconstante tra l’accettazione e il rifiuto. Questo perché, spesso e comprensibilmente, non riescono a “entrare nella mente” del proprio caro e capire quale sia la cosa più opportuna da fare in quel momento.

Percezione di sé

Le persone con un disturbo borderline tendono ad avere difficoltà a percepire un quadro chiaro della loro identità. In particolare, essi tendono ad avere difficoltà a capire in cosa credono, cosa preferiscono e cosa gli possa fare piacere. Essi sono spesso incerti circa i loro obiettivi a lungo termine per le relazioni e per le occupazioni lavorative. Questa difficoltà può causare nelle persone con disturbo borderline di provare la sensazione di “vuoto”.  Il paziente borderline ha spesso la percezione di essere “diverso” , di essere quasi un’altra persona a seconda della situazione e del contesto. Spesso, questa è la stessa percezione che hanno le persone che vivono e sono vicine ad un paziente borderline. A volte hanno la sensazione di avere a che fare con persone differenti a seconda della situazione. Generalmente, le persone acquisiscono il senso della propria identità non solo attraverso l’autosservazione ma anche sulla base delle risposte e delle reazioni degli altri. La coerenza, la continuità e la prevedibilità nel tempo delle nostre risposte emotive è fondamentale per capire chi siamo e per percepirci  come esseri “integri”.

Il senso della nostra identità dipende, tra l’altro, anche dalla possibilità di preferire o amare qualcosa in maniera stabile. Ad esempio, una persona che ami molto disegnare potrà sviluppare nel tempo un’immagine di sé che includa alcuni aspetti di un’ “identità d’artista”. Se, però, io non ho accesso alle mie emozioni e  non sono dunque capace di identificare cosa mi piace, cosa amo, cosa mi fa paura, cosa mi provoca vergogna, come farò a capire chi sono e a percepire me stesso in maniera stabile e continua nel tempo?

I pazienti borderline spesso ci raccontano di “sentirsi vuoti”. E’ qualcosa di apparentemente molti simile alla noia ma, in realtà, si tratta di uno stato mentale tipico durante il quale questi pazienti si sentono come “anestetizzati”, distaccati dalla realtà.

Cognizioni

Le emozioni, spesso intense, vissute dalle persone con disturbo borderline della personalità possono rendere difficile controllare la loro attenzione e concentrazione. Inoltre, tali persone possono tendere a dissociarsi.

La dissociazione spesso si verifica in risposta a un evento doloroso (o qualcosa che fa scattare il ricordo di un evento doloroso). Essa coinvolge la mente reindirizzando automaticamente l’attenzione lontano da quell’evento, presumibilmente come protezione contro l’intensa emozione e gli impulsi comportamentali indesiderati che tale emozione potrebbero scatenare. Anche se l’abitudine della mente di bloccare le intense emozioni dolorose può dare un sollievo temporaneo, si può avere l’effetto collaterale indesiderato di bloccare anche le emozioni ordinarie, rendendo meno efficace il processo decisionale nella vita quotidiana. A volte è possibile notare quando una persona con disturbo borderline è dissociato, poiché le loro espressioni facciali e vocali possono diventare piatte o inespressive, o possono sembrare distratte; altre volte, la dissociazione può essere appena percettibile. In momenti di estremo stress, i pazienti borderline possono manifestare sintomi di dissociazione durante i quali hanno la sensazione di non essere “presenti a sé stessi” e dei quali, a posteriori, non ricordano nulla. Anche i sintomi dissociativi, come i gesti automutilanti e impulsivi, rappresentano un tentativo di “regolare” un’emozione troppo intensa che non può essere gestita altrimenti. E’ come se il soggetto borderline, in maniera del tutto automatica e inconsapevole, “staccasse la spina” nel momento in cui le emozioni  che prova sono troppo intense per essere esperite. Gli aspetti sintomatici più salienti e tipici del disturbo borderline di personalità non sono altro, in definitiva, che tentativi disfunzionali di “regolare”  emozioni troppo intense (ad esempio, ingurgito notevoli quantità di cibo o assumo droghe perché questo è l’unico modo che conosco e che ho imparato di gestire un’emozione di tristezza, di rabbia o di paura molto intensa). E’ molto importante, dunque, per chi vive a contatto con pazienti borderline comprendere che anche comportamenti eccessivi, autodistruttivi  e apparentemente senza senso, in realtà, un senso e una funzione per questi soggetti ce l’hanno eccome, ed è appunto quella di regolare nel breve termine le emozioni.

Diagnosi secondo il DSM-IV TR

Il disturbo di personalità borderline è un disturbo dell’area affettiva, cognitiva e comportamentale. Le caratteristiche essenziali di questo disturbo sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore, ed una marcata impulsività; tali caratteristiche compaiono nella prima età adulta e sono identificabili, secondo il DSM IV-TR, in presenza di cinque (o più) dei seguenti elementi:

  • sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono;
  • un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione;
  • alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili;
  • impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto (quali spendere oltre misura, sessualità promiscua, abuso di sostanze, guida spericolata, eccessi alimentari etc.);
  • ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante;
  • instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (es. episodica intensa disforia o irritabilità e ansia, che di solito durano poche ore e, soltanto più raramente più di pochi giorni);
  • sentimenti cronici di vuoto;
  • rabbia immotivata ed intensa o difficoltà a controllare la rabbia (es. frequenti accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici etc.);
  • ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.
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© 2016 - Dott. LISA BATTELLI Psicologa e Psicoterapeuta