L’invecchiamento

L’invecchiamento rappresenta una fase della vita che interessa tutti gli organismi viventi e che comporta modificazioni biologiche. Nell’uomo si assiste a tali modificazioni del corpo e delle sue funzioni, seguite da un processo di adattamento psicofisico, già dopo i 30 anni; il fenomeno è graduale e progressivo, anche se variabile per ogni individuo. Tuttavia la vecchiaia può assumere un significato positivo e può essere vissuta nel modo giusto.

L’invecchiamento fisico

L’aumento della popolazione anziana rappresenta un fenomeno importante della nostra società. Rispetto al passato non è variata la durata massima della vita umana, ma quello che si è modificato drasticamente è la percentuale degli individui che raggiungono l’età avanzata.
Il numero di anziani in Italia di età compresa fra i 65 e 74 anni è 8 volte maggiore rispetto l’inizio del secolo scorso, mentre gli anziani con età superiore a 85 anni sono aumentati di oltre 24 volte.

A conferma di ciò studi compiuti in America, sempre nel secolo scorso, stimavano che solo il 2% della popolazione superasse i 65 anni, mentre attualmente la percentuale è dell’11%, e questa percentuale è destinata ad aumentare. Gli anziani sono sempre più numerosi e raggiungono la vecchiaia in migliori condizioni di salute, merito del progresso sia delle conoscenze scientifiche (riduzione della mortalità per malattie infettive) che delle condizioni socio-economiche (miglioramento dell’igiene e dell’alimentazione).

Si usa comunemente considerare le seguenti fasce di età:

  • età di mezzo o presenile 45-65 anni: gli eventi biologici caratteristici sono la menopausa per la donna e l’andropausa per l’uomo, importanti per le modificazioni bio-umorali (aumento dei grassi nel sangue, della glicemia, predisposizione all’ipertensione arteriosa).
  • senescenza graduale, 65-75 anni: comunemente si indica l’età corrispondente all’inizio della vecchiaia a 65 anni.
  • senescenza conclamata, 75-90 anni: in passato individui di età superiore ai 65 anni mostravano riduzione dell’ efficienza psicofisica, ai giorni nostri si assiste alla comparsa di ultrasessantacinquenni efficienti, e si può ridefinire anziano l’ultrasettantacinquenne.In questo periodo le malattie che insorgono tendono a cronicizzarsi ed a determinare interventi assistenziali sociali e riabilitativi.

Biologicamente si assiste ad una generale riduzione del numero delle cellule (atrofia) ed una diminuzione dell’efficienza funzionale, accompagnata da modificazioni organiche e predisposizione ad una serie di disturbi

L’invecchiamento psichico

La psicologia dell’invecchiamento si occupa dell’anziano nella sua globalità: analogamente ad ogni fase della vita umana non si può prescindere dall’importanza della componente affettiva che determina la modalità di risposta agli eventi della vita. 
La modalità di invecchiamento è influenzata dalla personalità e dalle esperienze e la vecchiaia rappresenta la sintesi del significato dell’esistenza: è nella vecchiaia che si può raggiungere la saggezza.

Già nell’antichità si riteneva che la vecchiaia fosse sempre accompagnata da deterioramento mentale permanente, in particolare dal declino patologico delle capacità intellettuali e dell’adeguato controllo dell’emotività (demenza).

Recenti ricerche hanno evidenziato la possibilità di sviluppare situazioni creative proprio nella vecchiaia; studi condotti con modalità diverse hanno dato risultati diversi rispetto al passato. L’anziano può mantenere la sua efficienza psichica globale se sfrutta le risorse residue, ad esempio mediante l’allenamento mentale, e se motivato.

Studi anatomo-patologici sul cervello mostrarono che nell’invecchiamento si ha una sclerosi progressiva. Eppure esistono dei casi in cui non sono presenti modificazioni cerebrali. Ciò a conferma della variabilità del processo di invecchiamento (eterocronia) fra gli individui. Attualmente si ritiene possibile un recupero delle funzioni cerebrali (fenomeno detto sinaptogenesi).

Ma quali sono i fattori che influenzano i processi di invecchiamento?

  • Fattori genetici, anche il sesso può essere un fattore predisponente (il maschio invecchia più precocemente).
  • Educazione e livello culturale che consentono di trovare più facilmente delle alternative di vita alla pensione, di creare delle strategie di sopravvivenza.
  • Benessere economico
  • Interazione e comunicazione
  • Comparsa di malattie invalidanti: l’anziano vive come intrinseca la sua malattia, il suo vissuto è che la malattia appartenga al suo destino.
  • Stile personale di vita, cioè subire o vivere la vita.
  • Appartenenza ad un nucleo socio-familiare, cioè il gruppo, mediante atteggiamenti di conferma o svalutativi, evidenzia gli aspetti positivi e negativi della condizione di vecchiaia.
  • Eventi drammatici: ad esempio la scomparsa di figure di riferimento.
  • Sradicamento dal proprio luogo di origine.

E’ evidente l’importanza dei fattori sociali.

Percezione

La percezione è la capacità di raccogliere le informazioni esterne attraverso i canali sensoriali. E’ quindi legata a due fattori: l’integrazione delle informazioni che avviene a livello del sistema nervoso centrale e l’assimilazione legata al sensi (sistema nervoso periferico). La vista e l’udito sono spesso ridotte e influenzano negativamente la capacità percettiva. La percezione si mantiene costante nel processo di invecchiamento, il cervello cerca di compensare la difficoltà percettiva legata ad una perdita sensoriale stimolando i sensi rimasti integri (principio di conservazione). Con l’avanzare degli anni si affina la capacità di rispondere alla diminuzione di alcune funzioni psicofisiche utilizzando le conoscenze e le esperienze apprese nella vita.

E’ stato dimostrato che l’attività percettiva migliora se migliorano le condizioni in cui si svolge la stessa: l’ambiente esterno (la società, ma soprattutto il gruppo familiare) può stimolare l’interesse, dare spazio di espressione, non negare le possibili potenzialità dell’anziano.

Comunicazione

La comunicazione, e quindi le relazioni interpersonali che permettono una vita sociale, dipendono dalla possibilità di percezione. E’ noto che l’anziano mantiene integra la memoria.

Altro elemento fondamentale è la motivazione. La motivazione, in tutte le età, è la spinta propulsiva fondamentale del comportamento, insostituibile strumento di apprendimento. Persino l’utilizzo del computer, strumento estraneo alla cultura dell’anziano, può essere appreso qualora l’anziano sia motivato a farlo.

Il pensiero e il linguaggio possono essere conservati, ma per mantenere l’interazione con l’ambiente esterno, l’anziano deve essere in grado di comunicare. Perché ciò avvenga non si può prescindere dall’importanza dell’affettività , del riconoscimento del suo valore all’interno del nucleo sociale in cui vive. Gli affetti giocano un ruolo essenziale nell’agire quotidiano, nell’essere al mondo.

Depressione

La depressione, espressione di profondo disagio, sofferenza psicologica più frequente nell’età senile, comporta la rinuncia alla vita: l’aspettativa di vita è statisticamente limitata, la società invia messaggi di inutilità, si comprende come la volontà di vita dell’anziano per essere mantenuta necessita dell’affetto dei propri cari che affermano l’importanza della sua esistenza.

La sessualità dal punto di vista psicologico si può conservare fino ad età avanzata, ma questo è vero anche dal punto di vista fisiologico. 
Ebbene, l’esercizio sessuale è fondamentale, come l’esercizio di qualsiasi altra funzione organica ; tuttavia appare ancora diffuso il pregiudizio culturale che considera la sessualità in età senile come indecorosa, come se l’anziano non potesse sentire e vivere le proprie emozioni.

Creatività

Per invecchiare senza sviluppare demenza è necessario che l’anziano mantenga attive le funzioni cerebrali. Per creatività si intende l’espressione di sé stesso, le cui modalità di esecuzione sono vastissime.

La creatività è caratteristica del mondo evolutivo del bambino. E’ fondamentale per la sua crescita. Ma la creatività diminuisce sempre di più in un società ratiomorfa, come la nostra, che privilegia la forma, il pensare secondo una logica comune, non il differenziarsi.

Nell’età senile la funzione della creatività si può manifestare nelle piccole azioni quotidiane, come ad esempio nella creazione di pietanze originali. Questo può valere in diverse condizioni di aggregazione: all’interno della coppia, del gruppo, ma anche individuale. Al riguardo molto interessanti sono le iniziative culturali della università della terza età. Un sostegno psicologico può essere un valido aiuto per l’anziano nel riconoscere e svelare le potenzialità creative. Qualora vengano evidenziate le capacità creative, la qualità della vita migliorerà completamente.

Molto stimolante è il rapporto nonno-nipote. Esiste spesso la difficoltà di esprimersi dei bambini con i propri genitori impegnati a lavorare; la relazione fra nonno e nipote faciliterà la possibilità di espressione di entrambi: il nonno è un interlocutore che interagisce raccontando eventi del passato modificati per facilitarne la comprensione, rendendoli più piacevoli con un pizzico di invenzione. Il racconto di eventi passati diventa strumento per stimolare la funzione creativa. L’interazione nonno-nipote diventa un elemento utile ad entrambi. Relegare gli anziano non rappresenta una soluzione utile.

Le soluzioni per il futuro degli anziani dovrebbero essere concordate e scelte in chiave positiva, evidenziando cioè le qualità residue utili al fine di esprimere se stessi. L’anziano dovrebbe essere sempre posto nelle condizioni di sviluppare la creatività, tramite fatti-azioni concreti.

Speranze e timori

Il timore più grande per l’anziano non è la morte, che magari rifiuta inconsapevolmente, piuttosto la malattia, l’abbandono, il disprezzo delle persone con cui ha sempre vissuto, il rifiuto da parte del suo nucleo familiare. Le soluzioni di ieri non sono più attuali, le scoperte scientifiche allungano sempre più la durata della vita. Nei paesi industrializzati la popolazione anziana rappresenta sempre più una percentuale importante: è indispensabile che la longevità sia caratterizzata da anni di salute e non di malattia, invalidità e indipendenza.

Si possono considerare tre tipologie di interventi, intimamente collegati fra di loro:

  • Prevenzione: una buona prevenzione ha il compito di proteggere e mantenere le risorse psicofisiche, quindi di ridurre le necessità di trattamento (prevenzione medica) e di riabilitazione. E’ necessario stimolare i rapporti con l’esterno , insegnare la geragogia, inserire nel mondo del lavoro la possibilità di avere l’età di pensionamento flessibile , stimolare il volontariato, non solo verso coetanei della terza età, ma anche utilizzando l’esperienza dell’anziano utili per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Si potrà allora affermare che invecchiare è un crescere ancora, un recuperare la propria espressione.
  • Terapia: l’anziano presenta spesso la compromissione di più organi, la cui terapia consiste nella somministrazione di più farmaci. Diversi studi hanno evidenziato un abuso farmacologico, in particolare di psicofarmaci: analogamente ai bambini irrequieti, agli anziani depressi vengono somministrati sostanze farmacologiche. Attualmente si è mostrata efficace associare (o sostituire, quando possibile alla terapia con psicofarmaci) la psicoterapia, che aiuta a creare forme di strategie comportamentali più adatte ai bisogni individuali La depressione è la reazione ad una situazione che appare senza via di uscita, ed esistono tecniche che vengono proposte per riportare l’anziano ad una realtà che può ancora arricchire.
  • Riabilitazione: le strutture di riabilitazione svolgono un ruolo importante nel ridurre i tempi di degenza nei reparti ospedaliero con sollievo per il paziente anziano e contenimento dei costi per la sanità. Ogni volta che un anziano si ammala e viene ricoverato si mette a dura prova il suo fragile equilibrio. L’allontanamento dalle mura domestiche gli fa perdere il senso e i confini della realtà e il ricovero appare come un evento drammatico che può comportare la morte. Gli anziani che necessitano di un intervento riabilitativo dopo la fase acuta di una malattia possono venire seguiti a livello extraospedaliero mediante il servizio dell’Assistenza Domiciliare Integrata ; nel caso di grave compromissione psicofisica negli istituti di lungodegenza riabilitativa e nelle residenze sanitarie assistenziali.

I disturbi del sonno nell’anziano

L’insonnia è un problema molto frequente nella popolazione oltre i 60 anni. Come ho già detto, durante l’invecchiamento si presentano delle modificazioni nelle caratteristiche del sonno. Il tempo speso negli stadi di sonno lento diminuisce, mentre è associato un aumento dei risvegli durante il sonno e nel tempo totale di veglia durante la notte. Il sonno si modifica con l’età, in particolare, l’invecchiamento riduce la quantità del sonno notturno profondo e si verifica un aumento della veglia notturna.

Un’importante causa dei disturbi del sonno nell’anziano è riconducibile all’alterazione del cicli circadiani, con spostamento dei tempi del sonno verso la prima sera. Le malattie polmonari e la depressione sono associate a disturbi del sonno.

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© 2016 - Dott. LISA BATTELLI Psicologa e Psicoterapeuta