Terapia sessuale

La scelta terapeutica

Dopo un primo colloquio e dopo aver ascoltato insieme e separatamente entrambi i coniugi e considerato le risposte dei colleghi specialisti (ginecologo e andrologo) che non hanno rilevato alcuna compromissione organica, si può formulare una diagnosi e proporre un’adeguata modalità terapeutica agli interessati.

Non esiste un trattamento universale che possa applicarsi indifferentemente.
Le terapie delle disfunzioni sessuali appartengono alle categorie degli interventi farmacologici, chirurgici e psicologici e possono essere applicate separatamente o in maniera congiunta.

L’obiettivo terapeutico: cosa ottenere?

Nel cercare di determinare il cambiamento, il terapeuta deve poter creare situazioni che, avvalendosi dell’attiva partecipazione del/i pazienti, siano atte ad affrontare e risolvere gli ostacoli che lo impediscono. Il suo agire è dunque mirato al raggiungimento di una meta e si attua avvalendosi di piani d’azione e di tecniche.

L’obiettivo terapeutico (cosa ottenere) indica il cambiamento al quale tendono l’opera del terapeuta e la partecipazione del/i pazienti. Il cambiamento viene raggiunto attraverso una serie di passaggi intermedi che richiedono modificazioni parziali per cui non esiste un unico obiettivo. Occorre distinguere:

  1. Obiettivo generale -> corrisponde all’equilibrio fra la consapevolezza globale di sé e le risposte del proprio universo affettivo. L’obiettivo generale viene formulato dal terapeuta in base agli elementi desunti dal primo colloquio e deve essere proposto e condiviso dal paziente (contratto) che è chiamato a collaborare attivamente all’esperienza terapeutica. L’obiettivo generale si compone di altri obiettivi subordinati, che definiamo intermedi e specifici, la cui realizzazione è premessa indispensabile per raggiungere il risultato finale;
  2. Obiettivi intermedi -> riguardano dimensioni intrapsichiche, comportamentali o relazionali, la cui modificazione è necessaria per consentire di raggiungere l’obiettivo generale.
  3. Obiettivi specifici -> riguardano la singola seduta o parte di essa e la loro individuazione consente una precisa programmazione dell’azione terapeutica. Gli obiettivi specifici non si identificano con un cambiamento, ma pongono le premesse perché esso si possa determinare definendo cosa ottenere durante lo svolgersi della seduta. Essi infatti si prefiggono di raccogliere dati (fase di ascolto), di individuare ed affrontare il tema significativo per il procedere terapeutico (fase dell’intervento) e infine di scegliere le mansioni necessarie.

La strategia: cosa fare?

La strategia può essere suddivisa in:

  • strategia generale: condotta che, avvalendosi degli strumenti e dei mezzi propri della terapia, struttura un rapporto di osservazione realistica fra il soggetto e se stesso, fra il soggetto e il partner;
  • strategia intermedia: individua i singoli strumenti e i mezzi atti ad affrontare le componenti comportamentali, cognitive e relazionali;
  • strategia specifica: provvede alla scelta degli strumenti e dei mezzi per attuare la condotta necessaria in ogni fase della seduta.

La tattica: come fare?

È la linea di condotta, ovvero l’insieme delle modalità utilizzate per attuare la strategia scelta.

Il percorso terapeutico

Il percorso terapeutico si compone di sedute settimanali congiunte della durata di 40-50 minuti, per un periodo minimo di due mesi e massimo di sei; si apre con il contratto, richiede ogni due mesi un bilancio e si conclude con la risoluzione del rapporto.
L’attuazione di ciascun momento del percorso avviene attraverso specifiche modalità che intendono organizzare lo spazio e il tempo terapeutico in cui si svolge la relazione e si pongono i presupposti per il cambiamento.

Il contratto

Il termine tecnico di contratto è mutuato dal linguaggio giuridico e va inteso nel senso letterale di patto e cioè di concorso delle parti nell’accettare e nell’obbligarsi. Qualsiasi rapporto terapeutico presume un contratto per il quale il terapeuta, dopo aver chiarito la natura della malattia, si accorda con il paziente sull’obiettivo, sulla cura e sulle modalità necessarie per raggiungerlo.
Proporre il contratto e i suoi contenuti significa individuare un momento preciso del rapporto da dedicare in maniera chiara e inequivocabile al percorso e al destino dell’esperienza terapeutica; un momento che costringe entrambi ad abbandonare allusioni e tacite intese e che, nel contestualizzare l’impegno, lo renderà più certo e operante durante lo svolgersi della terapia.

I patti, come è noto, possono essere sempre disattesi, traditi o annullati, ma ciò accade tanto più facilmente quanto più le componenti che li definiscono sono date per scontate. Il contratto fa seguito alla fase diagnostica quando il terapeuta è disposto a prendere in carico la coppia.

Il bilancio

Il bilancio viene realizzato ogni due mesi ed è un momento di riflessione del terapeuta e della coppia sull’esperienza terapeutica, su quanto è stato fatto (bilancio consuntivo) e su ciò che è da fare (bilancio preventivo).

Il consuntivo prende in considerazione:

  • i cambiamenti ottenuti;
  • i cambiamenti che potevamo aspettarci e non si sono realizzati;
  • la partecipazione dei pazienti e il loro livello di collaborazione;
  • le risorse individuali (del terapeuta e dei membri della coppia), relazionali (della relazione all’interno della coppia e del terapeuta con la coppia) e terapeutiche;
  • le difficoltà (riferite al terapeuta e alla coppia) che ostacolano il procedere terapeutico.

Il preventivo di basa sulle valutazioni consuntive e rimette in gioco la scelta terapeutica e il contratto. Nel dire ai pazienti che la terapia ha una durata minima di due mesi ci si riferisce alla possibilità che un bilancio negativo riveli l’inadeguatezza della scelta e suggerisca altre soluzioni terapeutiche.

Il bilancio rimette in discussione il contratto e può determinare i seguenti casi.

  1. La conferma del contratto precedentemente stabilito. Il bilancio è sostanzialmente positivo, la terapia quindi si sta svolgendo regolarmente, è opportuno solo continuare.
  2. La risoluzione della terapia. Il bilancio è positivo, l’obiettivo terapeutico è stato raggiunto e quindi è inutile continuare.
  3. L’interruzione della terapia. Il bilancio è definitivamente negativo, non è preventivabile alcuna possibilità di recupero dell’efficacia terapeutica e quindi la terapia viene interrotta. La negatività del bilancio è riferita agli obiettivi che erano stati posti e, se può avvenire che questi non siano raggiungibili, è possibile anche che l’esperienza terapeutica (in genere limitata ai primi due mesi) abbia condotto la coppia ad assumere la consapevolezza del vero significato del suo disagio che, al momento del contatto, poteva essere anche stato anche detto dal terapeuta, ma non compreso appieno. La prima fase della terapia può aiutare a farsi consapevoli delle frustrazioni provocate da un’organizzazione di vita e del vuoto di valori che ha creato.
  4. La correzione/modificazione degli obiettivi. Il bilancio consuntivo permette di individuare un quadro clinico diverso, ma comunque tale da poter essere affrontato con la terapia; non è necessaria un’interruzione, occorre riformulare gli obiettivi.
  5. Modificazione della frequenza delle sedute. La positività del bilancio, l’attiva partecipazione della coppia e la tipologia dei cambiamenti ancora da ottenere possono suggerire la riduzione della frequenza delle sedute.

La risoluzione

La fine della relazione terapeutica, indipendentemente dal fatto che sia motivata dal successo o dall’insuccesso, instaura comunque una condizione di abbandono che viene gestita dal terapeuta in maniera da ridurre al minimo i sentimenti e i comportamenti negativi. La risoluzione è il momento in cui, riconosciuta la necessità di chiudere la terapia attraverso il bilancio, ci si accorda sulle modalità necessarie e ha lo scopo di gestire adeguatamente il distacco.

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© 2016 - Dott. LISA BATTELLI Psicologa e Psicoterapeuta